Quando il Risveglio diventa intrattenimento, consumismo e controllo sociale.
Ogni giorno si diffondono come un virus challenge di “alchimia”, rituali, gente che si sforza di apparire positiva, illuminata, perfetta. Persone che studiano su ChatGPT e parlano di spiritualità senza viverla e capirci niente. Pacchetti di risveglio express…
E mentre provo un misto di compassione e disprezzo dinanzi a tutto questo, mi chiedo se osservare con divina indifferenza l’umanità andare incontro al suo inesorabile destino o convincermi che qualche anima perduta in ascolto possa beneficiare delle mie parole.
Oggi opto per la seconda.
Decido di dedicare il mio verso alla spiritualità autentica, che non si fa di certo davanti a una webcam, in cerca di approvazione o di clienti.
Non si fa neanche sui libri. Non siamo spirituali perché accumuliamo teorie lette qua e là.
E non lo siamo nemmeno perché pratichiamo discipline salutistiche, facciamo il digiuno o beviamo il tè matcha!
La spiritualità è un processo intimo che si svolge in solitudine, in silenzio, nelle profondità del nostro Essere.
Riguarda il nostro grado di presenza e la nostra integrità: il coraggio di fare scelte, spesso scomode, per vivere in modo coerente alle verità e all’apertura del cuore che, via via, realizziamo dentro di noi.
A questo punto mi chiedo… chi o cosa è la causa di questo degrado?
Chi ci guadagna a distorcere la spiritualità?
Stiamo facendo tutto da soli o è un subdolo piano del sistema?
Credo che il sistema non faccia altro che sfruttare cinicamente le nostre innate predisposizioni all’egoismo, alla vanità e all’avidità.
L’essere umano è bisognoso di approvazione, di sentirsi riconosciuto (che sia con like, followers, clienti, soldi, personal brand…) e il sistema sfrutta questi bisogni incanalandoli in una forma limitata e controllata, come i social.
Un meccanismo che il filosofo Marcuse chiamava desublimazione repressiva.
In poche parole, il sistema ci lascia sfogare e non reprime la nostra fame di risveglio, purché resti dentro la scatola e alimenti altro consumo, senza arrecare alcun danno al sistema stesso.
Perché in fondo, quale minaccia rappresentiamo per il sistema, se diventiamo tutti “buoni”? Se anestetizziamo le nostre frustrazioni con pratiche olistiche, retreat o reel da scrollare sul cesso?
Nessun disturbo. Anzi.
Un individuo che medita 20 minuti al giorno o fa un retreat nel weekend, per poi tornare a produrre, consumare e obbedire, è perfettamente funzionale al sistema, e molto più gestibile di un individuo incazzato.
L’individuo incazzato è pericoloso perché non si lascia sedare, né dai farmaci né dalla spiritualità consumistica, e rischia di usare quel fuoco per sovvertire davvero il sistema, infiammando altri animi.
Un sistema che, invece, continua ad agire indisturbato, rubandoci ogni giorno un po’ più di tempo, dignità, privacy, libertà… mentre ci guarda diventare sempre più superficiali, più avidi e più dipendenti da un edonismo radicale.
Cinzia Scimìa


